Paura della nascita

di Jeannine Parvati Baker
tradotto da Debora T. Stenta

I rituali, così come l’amore, chiamano in causa tutto ciò che necessita di una guarigione. La nascita è il rituale più antico, ed è anche un’espressione di amore sessuale; in quanto tale porta a galla materiale inconscio utile alla guarigione.
In altre parole, la nascita ci rivolta come un calzino! Sfortunatamente, in questa cultura del dominio, ciò che emerge con maggiore forza è una paura tremenda.
Una paura primale. Paura del dolore. Paura della morte. Specialmente, paura di ciò che non conosciamo. Ma una paura non ancora esplorata è la paura del POTERE DELLE DONNE! È inquietante per i non iniziati essere testimoni del tremendo potere primale delle donne che partoriscono liberamente. Quando la maschera sociale cade durante il travaglio, incontriamo la Dea in una sua espressione estremamente imponente. Per questo, la ragione principale per cui le donne ricorrono agli antidolorifici durante il parto non è solo la paura del dolore, ma la paura di essere potenti. Nella nostra cultura d’altronde non facciamo molta pratica a riguardo… Questo, secondo me, è il motivo principale per cui la maggior parte dei bambini nasce in ospedale con l’aiuto di farmaci: la nostra cultura di dominio toglie sistematicamente potere a questa espressione unicamente femminile di potere. Ci è stato detto che non sappiamo partorire e abbiamo “comprato” questa menzogna. Sì, comprato: paghiamo fior fior di milioni ogni anno perché il personale ostetrico ci sollevi dalla nostra condizione. Assumiamo persone perché siano paranoiche per noi. Ci è stato insegnato a temere per noi stesse.

Non mi stupisce che quando ho chiesto alle donne della comunità in cui vivo, i Mormoni, perché assumano farmaci durante la nascita (il 75% ha richiesto l’epidurale nel nostro ospedale locale) la risposta che andava per la maggiore era “è l’unica occasione della nostra vita in cui possiamo assumere droghe legalmente” (i Mormoni seguono la “Parola di Saggezza”, che esclude l’uso di droghe legalizzate come il tabacco, l’alcool o la caffeina).
In ogni caso, il fatto che alle donne Mormoni viene promessa la benedizione spirituale quando nascono i loro figli, eppure ripongono più fiducia nell’ostetricia che in Dio, è rivelatore. Questo dimostra che in una religione patristica il merito spirituale delle donne è connesso alla riproduttività. Le donne sono incoraggiate a diventare madri. Eppure quando giunge il momento di manifestare la creazione divina, la donna è allo sbando per la mancanza di connessione con la sua espressione creativa in quanto femmina.
Le cosmologie delle religioni patristiche fanno scarsa menzione di Dio come femmina. I modelli di vita spirituale sono maschili. In un evento creativo come la nascita, la donna si volge al sostituto di Dio (il dottore) invece che volgersi verso la sua stessa esperienza vivente del divino femminino. La rivendicazione del potere femminile fa temere la classe dirigente patristica, o per meglio dire la cultura di dominio (preferiamo così liberare il ruolo del “padre” dalla relazione con tutte le orribili conseguenze della dominazione).
Quando una madre partorisce in maniera spontanea, spesso dichiara trionfalmente “Ora so che posso fare tutto!”. Una buona nascita equivale ad anni di pratica spirituale. È senz’altro la pratica spirituale più profonda per una madre. E come in ogni altro viaggio devozione che mira a trascendere i limiti delle illusioni dell’ego, la paura sarà presente nel momento in cui l’identità di base passa dalla separazione all’unità.

Le paure più profonde sono universali e possono rivelarsi utili; chi è abituato a lavorare su di sé lo sa bene. In altre parole, invece che vedere la paura come un nemico per il parto, abbracciando le nostre paure possiamo trasformarle in potenza e coraggio. In ogni caso nella comunità professionale che si occupa di nascita io osservo la collusione all’interno del personale medico per giustificare queste paure naturali e distrarre la donna dal suo potere interiore attraverso una complessa serie di rituali prenatali che promuovono la gestione della gravidanza da parte del personale ostetrico. La madre viene resa estranea dal suo sapere naturale attraverso il culto degli esperti, che devono giustificare la loro presenza tramite azioni che distraggono, nei migliori dei casi, e arrecano danno (iatrogene) nei peggiori, e tutto questo trova sostegno nelle credenze religiose. Per esempio, una madre cattolica indottrinata all’idea del peccato originale, si aspetta di dover soffrire durante il parto. Le madri cristiane nelle scritture trovano riferimento all’idea di figure salvifiche che arriveranno in loro soccorso. Le madri ebree seguono il comandamento di sacrificare i propri figli maschi e vivono sapendo che ogni giorno i loro mariti ringraziano, attraverso le loro preghiere, per non essere nati femmine. Comunque sia, credenze che inibiscano l’estasi del parto non sono originarie solo delle religioni occidentali. Quando ho praticato la mia arte ostetrica in una comunità hindu, ho osservato che le madri yogini parevano cercare di partorire attraverso il loro terzo occhio! Essere sessuali durante il parto non era spirituale, godersi il processo era una cosa inimmaginabile.

Le nostre credenze religiose riguardanti il posto delle donne nel “grande progetto” hanno tenuto in ostaggio la nascita per millenni. La nascita libera ne paga il riscatto. Qui c’è la paura originaria del potere femminile: le madri sono esseri sessuali. La sessualità evoca la paura primale della mortalità e la madre in particolare, dal momento che contiene gli archetipi sia di colei che dà, sia di colei che prende la vita, è la matrice attraverso cui la nascita e la morte sono certe.
La nascita evoca il riconoscimento intollerabile di una sessualità che riguarda la nostra origine, il divino femminino. Quando la coscienza collettiva non permette l’idea di una dea della creazione sessualmente espressiva, le madri vengono estraniate dall’opportunità che dà la nascita, cioè quella di realizzare che le energie sessuali e spirituali sono la medesima forza vitale. Nei miei seminari invito i partecipanti a fare esperienza di questo immaginando le proprie madri al massimo dell’estasi sessuale. Tra fragorose risate di imbarazzo emerge un messaggio potente dall’inconscio collettivo, l’incesto. Vedere la propria madre come sessuale è proibito. Ecco perché non mi stupisce che sia così difficile per le donne vivere un parto come espressione sessualmente estatica, dal momento che sono immerse in una coscienza collettiva che vede la nascita come intrinsecamente pericolosa.

Ancora una volta, la nascita è pericolosa per l’ego e lo è ancora di più in visioni religiose che rendono sessuale la vita spirituale. La nascita è pericolosa per l’idea che siamo esseri spirituali con una vita sessuale sulla terra. Una nascita estatica dissolve l’illusione della separazione e integra l’apparente dualità della vita incarnando la creatrice. Le madri che vivono nascite libere si rendono conto che la nostra sessualità è sacra e che, così come i nostri parti non hanno avuto bisogno di alcun mediatore, forse le nostre vite spirituali non hanno bisogno di alcun dogma. Siamo libere di avere un’esperienza vivente dello spirito in tutte le forme, attraverso tutti i cicli della nostra sessualità in mutamento, specialmente quando diventiamo madri.
La nascita libera ci permette di connetterci con una dimensione di fiducia che ci rende un servizio per tutti quegli anni nei quali ci dedichiamo all’opera di cura delle nostre creazioni, i nostri figli.

È semplice: se mi spavento con la terribile responsabilità di un parto consapevole, la mia cultura darà valore a quel timore e mi fornirà una serie infinita di esperti che tengano in vita e in salute i miei bambini. Se invece scelgo la strada meno battuta e faccio esperienza di un parto libero come celebrazione estatica e sessuale dell’amore, vivo una guarigione e in quel processo guadagno una fiducia così forte nello spirito che sono più adatta ad essere responsabile di sostenere i miei figli senza il culto di esperti, che siano nel campo medico, educativo, legale o religioso.
Pagare delle persone per mettere in scena la fantasia collettiva che la nascita è pericolosa dà ai genitori un imprinting di delega della propria responsabilità primale ad altri, e di conseguenza è più probabile che essi facciano scelte basate sulla paura in risposta alle sfide che seguiranno. “L’immaginazione è più importante della conoscenza”, ha detto Einstein. Tutta l’educazione perinatale del mondo non potrà dare più potere alle donne se non ci sarà una nuova visione della nascita: un’immagine vale mille parole. Tuttavia partorire è uno degli eventi più “velati” nella vita di una donna. Insieme alla nostra propria esperienza di essere nati, da dove traiamo le nostre immagini del parto? Lo “sfondo” delle nostre vite è creato dai mass media e dalle pubblicità che permeano la nostra coscienza. Mostrandoci la nascita come evento nascosto, associato alla malattia e alla morte (ospedale), i media rappresentano i valori della classe dominante, che ci governa attraverso la paura. Pensate solo ai film che avete visto come esempio di reazioni al parto nella nostra cultura: quanti di essi lo rappresentano come un’esperienza estatica, eroica e spirituale? Le immagini che ci vengono fornite mostrano piuttosto donne che supplicano di avere un’epidurale o che si comportano, nel migliore dei casi, come se avessero bisogno di un esorcismo da parte del dottore/prete; nei film horror, sono addirittura rappresentate come un’incarnazione del Male.
I resoconti storici si focalizzano in maniera analoga sugli aspetti più orrendi della nascita. Dove si trova una documentazione che ci informi dell’aumento di mortalità materna a partire dall’introduzione dei medici durante i parti? Assistiamo invece a una propaganda della scienza medica come la migliore sostituta di Dio. Ma chi beneficia di questa paura primale della nascita? Come ci poniamo di fronte alla nostra paura del dolore, della morte, dell’ignoto e della perdita del controllo, sia come individui sia come società? Come possiamo spostare la nostra coscienza dalle mani degli esperti a quelle della famiglia? Ne parlerò nel mio prossimo articolo sulla mia visione di una comunità dove la nascita è libera.

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